Un nuovo approccio per gestire parte del debito aziendale.
Il TFR rappresenta un debito dell’azienda verso il dipendente che si rivaluta ogni anno nella misura del 1,5% + 75% dell’inflazione.
Spesso le aziende lo considerano un “tesoretto”, ovvero, erroneamente, una forma di autofinanziamento; in verità piuttosto costosa negli ultimi anni.
Il trasferimento del TFR in un fondo pensione comporta dei vantaggi al dipendente quali una minor tassazione finale ecc.
Qui vediamo brevemente quali sono i benefici economici e fiscali per l’azienda:
1) ridotta imposizione fiscale
dal 4 al 6% del TFR annuo destinato al fondo può essere dedotto dall’imponibile
2) diminuzione del costo del lavoro
l’azienda non deve più versare lo 0,20% al Fondo di Garanzia INPS sul monte stipendi
3) de contribuzione oneri impropri
esonero dal versamento dei contributi per assegni familiari, maternità e disoccupazione sullo 0,28% del monte stipendi.
Ma soprattutto
l’azienda non deve più rivalutare la quota TFR in quanto la quota di TFR destinata al fondo non è soggetta all’obbligo di rivalutazione obbligatoria ( 1,5%+ 0,75% indice ISTAT)
Vantaggi per l’azienda: un esempio numerico
15 dipendenti e monte stipendi annui lordo di 300000€ . Il TFR da versare al Fondo Pensione è 20730€. Il beneficio immediato è di 1393€.
Inoltre la mancata rivalutazione del TFR nel tempo è rilevante.
Ipotizziamo inflazione del 1%, rivalutazione annua pari al 2,25% e tasso di crescita del monte retributivo del 0%. Avremmo nel 2025 un risparmio di 387 € nel 2026 781€ per arrivare al 2030 con un risparmio di 6378€ , al 2035 22997€ ed al 2040 51273 €.
Sottraendo gli accantonamenti e le rivalutazioni future, l’azienda ottiene un miglioramento del rating ed una gestione finanziaria più semplice e prevedibile.
marcobiagioli1962@gmail.com