Dallo stato sociale al percorso individuale, dal noi all’io. “Come mi immagino da pensionato, quali saranno i miei pensieri, cosa farò? Ecco, riflettiamo: “è questo quello che voglio essere?”. Qui la parola magica è consapevolezza; perché la persona che siamo oggi andrà a costruire la persona che saremo domani.
“Ogni individuo … ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione … dei diritti … indispensabili … al libero sviluppo della sua personalità”. Nella Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, ripresa dalla UE, si fa riferimento al benessere della persona: vecchiaia, sanità, disoccupazione ecc. La sicurezza sociale attiene al ruolo che lo Stato ha nel realizzare l’interesse della collettività tutelando il singolo. In effetti la mutualità ha radici antiche: “ la muta di caccia si forma … verso un animale pericoloso o forte. Catturato l’animale, i cacciatori potrebbero piantare i denti nella preda, come i lupi. Essi tuttavia rimandano a un istante successivo …. Ha luogo la ripartizione senza contrasti e secondo regole determinate” Canetti .
Una prima forma di Stato sociale può essere ricondotta all’emanazione della leggi sui poveri del 1601 in Inghilterra, mentre solo nel 1883 Bismark introdusse in Germania un primo sistema di assistenza. Tra il XVIII e il XIX secolo infatti vi fu un forte sviluppo economico che modificò radicalmente condizioni di vita e necessità dei lavoratori. In Italia la regolamentazione sul tema avvenne nel 1898 anno in cui venne istituito l’ente che diventerà l’INPS.
A partire dai recenti anni ’90 i sistemi pensionistici sono stati profondamente modificato a causa del progressivo aumento della durata della vita media e del rallentamento della crescita economica. Lo stato svedese usa lo slogan: “se viviamo più tempo perché non lavoriamo per più tempo?”. Vi è una forte interconnessione tra Debito pubblico e spesa pensionistica/sociale; una gestione dell’uno passa anche attraverso una diminuzione dell’altra.

In questa nuova situazione nei paesi anglosassoni i risparmiatori indirizzano sui fondi pensione oltre il 50% dei loro accantonamenti, mentre gli italiani tendono a non investire nelle forme di previdenza complementare. Il motivo risiede essenzialmente nella mancanza dell’educazione finanziaria: ovvero l’attività finalizzata a fare acquisire al cittadino le abilità che gli consentano di perseguire gli obiettivi di vita propri e della sua famiglia, definiti sull’intero ciclo di vita ed in funzione delle sue priorità.
Legrenzi nel libro “perché non gestiamo bene i nostri risparmi” parla dei meccanismi mentali che limitano il nostro agire. Questi non affondano le radici nell’impenetrabile “inconscio cognitivo” ma sono il prodotto di quello che Kahneman chiama “sistema 1”; cioè un modo di pensare veloce, spontaneo, basato sulle nostre intuizioni. Queste ultime talvolta formano delle euristiche ovvero delle efficaci guide tipo: fai le cose che conosci bene, basati sulla tua esperienza passata, evita le scelte che ti sembrano rischiose, il futuro è incerto per cui tieni i soldi liquidi per il “non si sa mai”. Fin da piccoli ce le insegnano, nel tempo vanno a far parte del buon senso e funzionano bene nel corso della vita quotidiana.
”Se avessi chiesto ai miei clienti cosa volevano, mi avrebbero risposto: un cavallo più veloce” Ford. Purtroppo in altri campi e nella gestione dei risparmi le euristiche possono condurre a scelte sub ottimali, ad esempio il “fai le cose che conosci bene” produce il cosiddetto “home bias”; cioè la tendenza ad allocare i risparmi nelle “cose di casa nostra”. Lo sanno bene gli italiani i cui risparmi sono pessimamente diversificati.
L’economia comportamentale mostra che più opprimente è la decisione, maggiore è il desiderio di usare un processo decisorio semplice, se questo evita il “mal di testa”. Tale processo peggiora al complicarsi delle decisioni, deviando sempre più dalle strategie ottimali. Quando poi la scelta è proiettata nel lungo termine, le persone adottano la più semplice regola decisoria: decidono di non decidere. Gli psicologi lo chiamano ”sovraccarico da scelta”.
Rimandare illude il mio “io” di aver già fatto qualcosa; sappiamo che esiste il problema ma la parte limbica del cervello, che consuma i tre quarti di energia, ci tranquillizza. In realtà: “non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare” Seneca. Usiamo con dimestichezza il termine “Io” che invece non è di facile definizione. Citiamo alcune frasi per incuriosire il lettore: ”L’io che non è padrone in casa propria” di Freud, oppure “l’io è un prodotto della grammatica” di Nietzsche. “Penso dove non sono, dunque sono dove non penso” Lacan, o ancora l’Io come essere-nel-mondo della fenomenologia.

Dopo anni di discussioni sul tema sappiamo di dover lavorare più a lungo rispetto alle generazioni precedenti a fronte di una pensione più bassa. Ma è solo nel momento in cui abbiamo la consapevolezza della distanza tra il reddito attuale e quanto si percepirà in vecchiaia che scatta la motivazione per individuare le soluzioni migliori. Lo scopo è di non fare della “longevità” il rischio più grande della nostra vita vincendo il vizio di rimandare.
“Un’educazione finanziaria utile ed efficace richiede, cosi come indica l’OCSE, un accompagnamento continuo delle persone al fine di sviluppare le 4 abilità fondamentali: amministrare il denaro mediante budgeting, pianificare il futuro, fare scelte valutando criticamente l’offerta, cercare supporto di operatori qualificati valutandone la professionalità” Megale. Il Comune di Milano, ad esempio, ha sviluppato un modello di Welfare comunitario finanziario basato sulla costruzione di una rete che integra Pubblica amministrazione Locale e Centrale, aziende, Organizzazioni del Terzo Settore, Intermediari finanziari ed assicurativi e Famiglie. “Se dipendi dalla tua azienda per la tua pensione, il tuo reddito futuro verrà diviso per cinque. Se prendi cura di te stesso puoi moltiplicare il tuo reddito futuro per cinque” J Rohn.
Pensare il futuro significa anche prendersene cura, progettarlo, imprimergli una certa direzione. “Nessuno delibera sul passato, mentre il futuro è aperto e indeterminato proprio perché rappresenta lo spazio in cui possiamo dispiegare le nostre scelte e le nostre deliberazioni”. Aristotele ci ricorda che il futuro chiama in causa le nostre responsabilità presenti, è sì un oggetto teorico ma con indissociabili implicazioni pratiche. E’ importante quindi formulare visioni, elaborare idee e opinioni su come sarà. I dibattiti sulle nostre speranze e paure aiutano a costruire i percorsi giusti per noi. “Perché vi paragonate con qualcun altro? Se non vi paragonate a un altro sarete quel che realmente siete” Krishnamurti.
In particolare chiediamoci: ”come sarò quando andrò in pensione?”. A questo punto possono essere d’aiuto tre passaggi per esplorare l’argomento: 1) recuperare e riconoscersi la possibilità di desiderare, di avere aspirazioni personali, sogni ed ambizioni; 2) conoscere ed esplorare le forze in gioco, interne ed esterne: risorse, vincoli, competenze, capacità, limiti che facilitano o ostacolano la realizzazione di queste aspirazioni; 3) riuscire a definire un obiettivo e costruire attorno a questo un progetto personale. “Fai piani per il futuro, perchè dovrai passarci il resto della tua vita.” M Twain.

Alcuni pensano di vivere bene in pensione grazie anche agli affitti o consumare mattone dopo mattone il risparmio accantonato; degli studi a riguardo possono offrire chiarimenti. Ben venga comunque la formulazione di una visione, che non è una predizione piuttosto: “è come un faro che illumina piuttosto che limitare, dà direzioni, non destinazioni” J Mapes. La visione ci invita a considerare il futuro come qualcosa a cui possiamo dare una forma piuttosto che a un già definito a priori. “… E’ una leva per il nostro essere migliori, una chiamata al diventare qualcosa di più.” R M Kanter.
Un altro errore nei comportamenti umani è la tendenza a coprirsi da rischi improbabili lasciando indietro quelli molto probabili come la cosiddetta vecchiaia. E’ bene ricordare che un passeggero che prenda a caso un volo al giorno può continuare a volare per 5000 anni senza essere coinvolto in un incidente letale. Infatti se osserviamo le persone che oggi consideriamo anziane, dai 65-70 anni e oltre, queste sono assai diverse dagli anziani di una volta. Conducono vite più attive, hanno più opportunità; si prendono più cura della propria salute, fanno sport, viaggiano. Nel 2016 gli over 65 in media hanno speso 2100 euro al mese; circa 180 miliardi equivalenti al 25% della spesa annuale delle famiglie italiane. Il 18% di questa riguardava gli alimentari mentre ad incidere maggiormente erano i settori abitazione, trasporti, servizi sanitari e salute.
Gestire poi i bisogni e le peculiarità della cosiddetta quarta età (e quinta) è un’altra esigenza da considerare. Grazie alla farmaceutica e ad un miglior stile di vita il nuovo traguardo di longevità è divenuto 100 anni, con la possibilità di non essere più autosufficienti quindi di dover affrontare le spese necessarie per un sostentamento esterno quali badante, casa di cura, visite specialistiche e trattamenti medici specifici. La “Silver Economy” riscriverà le regole sui driver di mercato nei settori esistenti e creerà industrie completamente nuove.
Abbiamo parlato della necessità di raggiungere un buon grado di consapevolezza al fine di conoscere i nostri limiti quindi di percepire i momenti di “pericolo”, laddove c’è il rischio di prendere decisioni sbagliate. Se ricercare l’efficienza nei nostri comportamenti è molto difficile, perché efficienza significa razionalità (valutazione “al margine” di costi e benefici), occorre puntare sull’efficacia. Ecco che un aiuto, una spinta gentile serve ad indirizzarci verso abitudini corrette: fra queste c’è l’apertura del proprio fondo pensione. “Il domani sarà diverso da ieri. Sarà nuovo e dipenderà da noi. C’è meno da scoprire che da inventare.” G Berger.
Secondo un’elaborazione di Progetica a fronte di un versamento annuo di mille euro un trentenne potrebbe attendersi una pensione integrativa di 1876 € sottoscrivendo una linea con rendimento del 2% l’anno e di 3049 € scegliendo invece una linea bilanciata con il 60% di azionario. Con un ritardo di un anno la pensione integrativa aumenterebbe rispettivamente di 143 e 279 euro, con due anni in più di accumulo salirebbe di 298 euro nel primo caso e 586 nel secondo. Con lo stesso contributo un quarantenne otterrebbe un vitalizio aggiuntivo rispettivamente di 1290 e 1890 euro. Il tempo ha un ruolo fondamentale ed è un alleato in più per chi inizia presto.
Allo stesso modo se ipotizziamo che due clienti A e B decidano di investire ogni mese al tasso dello 0,50% mensile una somma di 500€; il primo per 30 anni, il secondo per 29 anni. Il montante di A sarà 504768,81€ il montante di B 469605,92€. La differenza è di 35162,89€ (+ 7,5%). Il fondo Cometa dei metalmeccanici sta a dimostrare che chi aderì nel 1998 alla fondazione oggi ha accumulato un patrimonio di circa il 30% superiore a quello di chi non ha aderito al fondo.
Per realizzare investimenti sistematicamente performanti nel tempo sono necessarie delle regole che consentano di controllare il rischio, laddove per un grado di rischio, consapevolmente e razionalmente definito, si punti a ottenere il massimo rendimento possibile. Uno strumento che possiede tali caratteristiche è il fondo pensione: un OICR che raccoglie i contributi dei lavoratori e/o dei datori di lavoro e li investe in strumenti finanziari -nei mercati efficienti; diversificando in maniera razionale; e in una prospettiva temporale- allo scopo di erogare una prestazione pensionistica (rendita vitalizia o capitale) al termine della vita lavorativa.
L’aderente deve scegliere l’asset-allocation cioè definire come distribuire la ricchezza in termini di classi di attività finanziarie stabilendo il peso della componente azionaria, obbligazionaria e monetaria. Questo elemento andrà a determinare con un peso del 91% il rendimento finale dell’investimento rispetto alla scelta dei singoli titoli (stock picking) ed al momento in cui entrare e uscire dai mercati (market timing) .
Una volta scelta la rotta c’è un’altra variabile da controllare durante il viaggio: l’efficienza della nave. Ovvero del comportamento effettivo del portafoglio mediante un controllo dell’ attività dei Gestori identificando quelli con particolari caratteristiche di qualità gestionale persistenti nel tempo. “Una visione senza un’azione è un sogno ad occhi aperti” proverbio giapponese.
Nei confronti del consulente vale quanto ricorda Megale: “La qualità consulenziale e l’orientamento all’utente, anche se del tutto conformi al quadro regolamentare, possono variare significativamente in funzione dell’ideologia morale del professionista. Tuttavia il suo comportamento non dipende solo dalle sue credenze (micro-livello individuale) ma anche dal tipo di cultura dell’integrità dell’azienda per la quale opera (meso- livello organizzativo) nonchè dalla percezione prevalente del complesso dei valori e delle pratiche che connotano il settore( macro-livello)”.
Molti anziani confidano il rimpianto di aver voluto vivere una vita più fedele ai propri principi, un maggior contatto con gli amici, più viaggi. In particolare due su tre si rammaricano di non aver risparmiato di più per integrare la pensione. Questo ci porta a prendere atto del cambio culturale al quale stiamo assistendo: non sarà solo lo Stato a garantirmi il benessere ma devo attivarmi anche in prima persona.

Noi umani infatti non siamo creature razionali e prive di emozioni come Spock in Star Treck. Nel prendere le decisioni della vita, dalla spesa nel supermercato al mutuo per la casa, non siamo poi così diversi da Homer Simpson: agiamo di pancia e non pensiamo alle conseguenze future. Occorre Nudge for good ovvero una “spinta gentile”: un incoraggiamento ad attuare comportamenti che mirino al proprio miglior interesse su questioni come salute, ricchezza e felicità.
Da qui la necessità di un educazione al welfare che non sia esclusivamente finanziaria, assicurativa, previdenziale. In senso ancor più ampio la sfida è assicurare a ciascun cittadino, a partire dall’età scolare, gli strumenti per acquisire la capacità di agire consapevolmente per tutelare il proprio futuro. Consentirgli cioè di accedere a conoscenze e competenze che gli permettano di divenire “attore” e protagonista nella costruzione del proprio futuro.
“Per quel che riguarda il futuro, il vostro compito non è di prevederlo, ma di renderlo possibile.” Antoine de Saint-Exupery.