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Dirigi il presente, sarà il tuo passato nel futuro.

By agosto 1, 2018 No Comments

Conosciamo la Mindfulness
– 2a parte –
“Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell’Occidente è che perdono la salute per fare i soldi e poi… perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere né il presente, né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto” Dalai Lama. E’ importante sintonizzarsi con il tempo presente per essere capaci di costruire un senso di stabilità, di sicurezza; di cogliere cioè la qualità dei nostri segnali di risposta.

Stiamo in macchina per ore con la radio accesa e, al rientro a casa, cerchiamo subito la compagnia della tv: una specie di droga che gratifichi questo pseudo bisogno di distrazione. Mentre c’è un mare di salutari percezioni, da esperire in ogni istante della giornata capace di arricchire la nostra vita e sfamarci di “presente”. L’ oculista chiuso intere giornate nella penombra del suo studio che si autoprescrive l’ora di bicicletta o la pediatra che ricorda come momenti importanti le due ore settimanali dal parrucchiere, ci evidenziano che gli sports e gli hobbies, diversamente dal lussuoso hotel di Dubai in sé, hanno un comune denominatore: le percezioni. All’aumentare di queste ultime la corrente sotterranea ha meno spazio e il nostro atteggiamento nei suoi confronti migliora. Un bel vaccino per salvaguardare il presente e scalare la piramide di Maslow!
Sperimentare allora; perchè nella pura consapevolezza non c’è frattura, non c’è spazio in cui possano nascere i pensieri egocentrici. Afferma Gallese, parafrasando Gibson, che quando un uomo vede il mondo vede contemporaneamente le proprie possibilità motorie. “ Il corpo è lo strumento con cui attraversiamo il tempo della vita” Becarelli. É l’unica cosa di cui siamo certi nel qui e ora; può diventare una -finestra sulla mente- da cui guardare al mondo delle cose, delle relazioni senza esserne travolti. Ma sentirsi all’interno del proprio corpo non è affatto ovvio, anzi per il cervello è un lavoraccio.
Esiste un percorso storico che porta alla Mindfulness che è la traduzione inglese della parola “sati”, il cui senso è “tenere bene a mente”. Cosa? Il portare l’attenzione al momento presente, che è diventato quasi una dimensione nascosta nella nostra vita di alienati. Diventa fondamentale attuare un ripetuto movimento di distanziamento da ciò che “crediamo” reale. Tutto ciò è fisiologico, sgorga spontaneamente, con l’avanzare dell’età; ma perchè aspettare la vecchiaia per essere più saggi? Occorre decentrarci e disidentificarci dai processi ruminativi di pensiero, dai vecchi meccanismi difensivi e abituarsi a percepire che sono solo esperienze interne indipendenti dal proprio sé. Jung arriva a dire: “La religione infatti non è che l’attenta osservazione dei dati”.

“Non con le azioni, non con le parole, si superano le contaminazioni mentali, ma vedendole e comprendendole tante e tante volte” troviamo in un testo attribuito al principe Siddartha Gautama meglio conosciuto come il Buddha, cioè colui che si è risvegliato o che ha raggiunto l’illuminazione (dal sanscrito e pali Bodhi cioè risveglio); uno dei più grandi geni dell’ umanità rivalutato da neuroscienziati come Varela. L’aspetto del suo insegnamento che ha più colpito l’immaginario occidentale è stato la meditazione: parola che deriva dal termine latino “mederi” cioè risanare, curare, guarire, aiutare -in sanscrito“ coltivare il ricordo di sé”-. Non è un’azione da compiere, ma uno stato dell’essere, una condizione in cui ci si ritrova, accade da sé, è un modo per amare noi stessi. Sei qui e non hai nulla da dirti. Significa “scoprire che la mèta dell’esistenza è sempre raggiunta nell’istante presente” Watts. La mente rende complicata la meditazione, in quanto le due realtà non possono coesistere. “La meditazione è al tempo stesso niente ( perchè non c’è nulla da fare e nessun luogo dove andare) e anche il lavoro più difficile del mondo (dato che la nostra abitudine alla inconsapevolezza è sviluppatissima)” Kabat-Zinn.
Tra i neuroni del cervello si creano pochi legami fortissimi e una miriade di connessioni deboli. Un po’ come avviene all’interno di facebook: sei in contatto con molte persone ma hai una cerchia ristretta di amici speciali che influenzano il tuo modo di pensare a dispetto dei molti altri amici che metti, involontariamente, in disparte. Occorre riattivare le tante, forse giuste, connessioni deboli; ciò che è fuori dalla nostra, forse miope, routine giornaliera, mantenendo uno stato di attenzione nuda e pura durante tutte le attività quotidiane. “Rallenta, e ciò che stai inseguendo si avvicinerà e ti prenderà” dice un proverbio Zen. La distrazione infatti è fisiologica, ci accorgiamo ogni minuto di averle ceduto spazio; teniamone conto mentre dialoghiamo.
In concreto: concentrati se cammini o parli con tua figlia. Se mangi un boccone assaporarlo. Sei distratto a teatro con “Carmina burana”? Respira mindful! Spegni la TV, noterai piccoli richiami per far tornare la mente al “ qui e ora”. Tutte queste attività saranno più vive, brillanti, reali, profonde e ricche. E non dirigere troppo tuo nipote, ha diritto all’ozio, a vivere cioè “momenti non programmati dagli adulti” dice Zavalloni. Se è imbambolato davanti ad una formica non lo richiamare, è concentrato. Forse la guarda attentamente come mai gli era capitato e scopre aspetti a lui sconosciuti: sta meditando. Guarda bene: scoprirai il rumore del silenzio nei suoi occhi.

”Quando siamo mindful, osserviamo una situazione da una molteplicità di prospettive, vediamo come nuove le informazioni presenti .. stiamo attenti al contesto in cui le stiamo percependo e, alla fine, creiamo nuove categorie di comprensione della situazione” Siegel. Siamo in empatia con noi stessi grazie al dono della lucidità e della chiarezza. “La consapevolezza corporea di sé ….è una forma abbastanza primitiva da non dipendere da una coscienza di sé più elementare” Bermùdez. Stiamo tranquillamente con ciò che è in noi: dolore, rabbia, gioia, amore, pace. La presenza mentale ci libera da pregiudizi, chiusure, rigidità, o in altri termini distorsioni cognitive. Lacan invitava gli psicoanalisti ad essere “come morti” e la Horney consigliava loro di praticare la mindfulness durante le sedute psicoterapeutiche. Siamo di fronte ad una potente strategia di fronteggiamento dello stress emotivo che rafforza la capacità di regolare le emozioni, gestire i conflitti e dona un senso generale di benessere fisico. Migliora le nostre relazioni e la capacità di percepire i segnali emotivi non verbali degli altri, i loro mondi interni. Essere in grado di produrre associazioni libere, senza costrizioni o repressioni è indice di sanità.
Bisogna svegliarsi dal sonno della semi-incoscienza in cui siamo immersi. Si racconta che un uomo si accostò al Buddha e gli chiese :”Sei un Dio?”. La risposta fu: ”No. Sono sveglio”. Vale a dire: se non sei qui ora nel presente hai perso questo momento. È il solo momento in cui possiamo conoscere qualcosa, “l’unica cosa che conta”, l’unico luogo che abbiamo. É il solo momento per percepire, sentire, imparare, agire,cambiare, guarire. Pre-occuparsi è un “ non vivere oggi per poter vivere meglio domani” e intanto “ il soggetto muore a sé stesso”. È nelle nostre modalità abituali di risposta che avviene lo “scambio” tra passato e presente. Saper tornare al presente è un modo efficace per uscire dal coinvolgimento del passato e comprendere che non ci sono momenti futuri. “Il momento presente è un processo implicito e, tuttavia, perchè un’esperienza possa definirsi come momento presente, deve entrare a far parte della consapevolezza o di qualche forma di coscienza” Stern. Mentre la coscienza coglie l’oggettività fisica del reale (attivazione dei “moduli” di Dehaene), la consapevolezza la trasforma in sensi e significati. ”La coscienza non c’è nel sonno non REM e in anestesia.. è tutto ciò di cui abbiamo esperienza: immagini, forme, colori, suoni” dice Tononi. Non è qualcosa che c’è o non c’è ma una funzione del cervello che può variare quantitativamente le sue manifestazioni nella storia della persona e per motivi fisici. Ricorda Stern: “E’ la coscienza, non più l’inconscio, il mistero chiave”.

In psicoterapia vi è stato uno spostamento di attenzione dai contenuti ai processi mentali; ecco, la mindfulness agisce cambiando la relazione con i nostri contenuti mentali, accogliendoli. “L’ideale è una menzogna che pesa sulla realtà” Nietzche. Il termine accettazione si accompagna spesso a connotazioni negative; rimanda ad un atteggiamento passivo e fatalistico, di rassegnazione rispetto a certe esperienze interne. Invece è un processo attivo di consapevolezza. L’ acronimo ACT rende i tre principali passi proposti: accetta i pensieri e le emozioni, scegli le priorità, agisci.
Per la maggior parte di noi le emozioni sono qualcosa che ci accade. I ricercatori spesso le concepiscono in termini differenti: ai loro occhi sono piuttosto qualcosa che esiste metaforicamente, come una sorta di valuta psichica, tenuta in riserva. Quando la sprechiamo, rivolgendo la nostra attenzione alle distrazioni provenienti dall’ambiente esterno, finiamo per trovarci il conto azzerato e ci sentiamo affaticati o precipitiamo in una spirale di emozioni negative come rabbia e abbattimento. L’addestramento alla meditazione di consapevolezza è lo strumento per allenarci a spendere deliberatamente e con giudizio le nostre riserve trattenendoci dal prosciugare i nostri forzieri emozionali.

In definitiva la consapevolezza di ognuno è uno spazio davvero ampio nel quale risiedere; non c’è momento in cui non sia un’alleata, un’amica, un santuario, un rifugio. Se le fai appello certi stati mentali negativi non sono più “tuoi”: sono solo condizioni meteorologiche del corpo e della mente. “Come la superficie del mare si increspa quando soffia il vento, così anche la mente tende ad adagiarsi e a divenire reattiva in presenza di turbolenze esterne. Ma se scendi quattro o cinque metri sotto la superficie del mare trovi solo un lievissimo movimento: a qualla profondità l’acqua è calma anche quando la superficie è tempestosa” K Zinn. Così è per l’immersione nel respiro, il nostro mare: il respiro su cui riposare per stare seduti sulla fragranza dell’anima.

“Elimina tutto tranne queste poche verità: possiamo vivere solo nel momento presente, nella breve ora, tutto il resto della nostra vita è morto e sepolto o pieno di incertezze” Marco Aurelio. La mindfulness consente di apprezzare la bellezza e la meraviglia di ogni momento della giornata; ovvero di sperimentare la pienezza dell’esperienza e di essere completamente immersi nella nostra vita.

Marco Biagioli

Author Marco Biagioli

Marco Biagioli, consulente finanziario e pubblicista, collabora a diverse testate finanziarie. tel 3483856053

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