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Guardare la TV e conservare la personalità: ce la fai con 5 lauree?

By febbraio 9, 2018 No Comments

“Ed ora cambiamo pagina!” dice con un sorriso il conduttore del tg presentando un nuovo servizio: si passa così dall’inflazione alla fisica. In tre minuti ci viene spiegato tutto sul bosone di Higgs. Poi c’è l’aggiornamento sui mercati: il grande pubblico in pochi secondi ha finalmente la quotazione dell’euro-dollaro, il valore dello spread Btp-Bund e, mentre si sposta in cucina, la chiusura di Wall Street. Ne farà un ottimo uso! La serata davanti al video può continuare.
La tv ha ridotto il tempo di cui lo spettatore dispone per elaborare e conservare le informazioni. È un mordi e fuggi per occuparsi di tutto. Nei tg “ritmo, vitalità, senso della suspense, colpo di scena, incalzare drammatico, effetti di commozione e di indignazione e continuo cambiamento di personaggi appartengono sempre di più al mondo dello spettacolo che non a quello dell’informazione” F. Colombo.

I media ci portano ad elaborare una memoria volatile ed a conservare ricordi sfocati; ciò ha ripercussioni sulla nostra personalità. La memoria a lunga durata di una volta viene sostituita dalla memoria fluida e quasi impalpabile dell’attualità. Ecco, proviamo a chiederci cosa resta nel cervello di questi concentrati di scienza appresi in tv? Esiste un ampio consenso fra gli psicologi sul fatto che la memoria non sia riproduttiva- ovvero non riproduce esattamente le nostre esperienze- bensì ricostruttiva. Ciò che rammentiamo è spesso un guazzabuglio di ricordi accurati ed elementi in sintonia con le nostre convinzioni, necessità, emozioni ed impressioni.Anche il )1985)servizio sull’inflazione farà parte della nostra bella ricostruzione personalizzata del mondo. “Come l’acqua è la prima cosa che manca quando c’è l’alluvione, così quando c’è troppa informazione rischia di mancare l’informazione” R. Saviano.

In accordo con Galimberti tutti noi guardiamo la tv, non solo per pigrizia o passività, ma perchè siamo al mondo; che nella tv, e non altrove, ha la sua più estesa e completa descrizione. Religione, politica, , guerra, gioia, dolore, morte sono descritti lì e dall’ascolto di quella informazione impariamo come si governa, vende, compra, soffre. Allo stesso modo di come, un tempo, l’informazione si apprendeva dall’ambiente in cui si viveva fatto di tradizioni, di viaggi, di incontri con l’esperienza degli anziani. Oggi la tv è il nostro ambiente anche quando non la vediamo; per il fatto che altri la vedono, nel loro agire quotidiano, nella loro personalità, sarà leggibile il loro apprendimento. Per Dayan e Katz i media events sono monumenti elettronici destinati a vivere nella memoria collettiva. La tv è il più potente mezzo inventato dall’uomo; più forte di ciò che nelle varie epoche hanno rappresentato i templi dell’antichità, la cultura orale, la pittura, la scrittura, la radio. Parla sempre ex cathedra anche se vengono rispettati i principi di democrazia nell’informazione e rende sempre attuale la frase di Galimberti: “ Gli uomini non hanno mai abitato il mondo, ma sempre e solo la descrizione che, di volta in volta, le religioni, la filosofia, la scienza hanno dato del mondo”.

Mentre incontri un cliente ti accorgi anche tu di parlare di televisione. L’informazione ci coinvolge sempre in un attento ascolto ma purtroppo abbiamo disimparato il vero ascolto dell’altro. Una funzione complessa che richiede di armonizzare la passività dell’accogliere con l’attività del pensare. Per questo un ascolto empatico, disinteressato e curioso è molto raro da trovare. Ogni giorno la tv, internet, i films ecc. ci sommergono di affermazioni riguardanti un’infinità di temi psicologici. La psicologia è ovunque. Però la trattazione che fanno i mass media di un particolare argomento è spesso fuorviante e può indurci a sovrastimare la frequenza di eventi sensazionali e a sottostimare quella di eventi più comuni. Inoltre spesso in tv tendono a semplificare eccessivamente fenomeni complessi con l’obiettivo di raccontare una storia coinvolgente. Ma le storie coinvolgenti non sempre sono veritiere anzi allontanano dalla strada che porta alla formazione di una personalità critica.
Nei mass media e in molti aspetti della vita quotidiana, siamo spesso esposti a un campione non casuale-quello che in psicologia viene definito “campione distorto”- di persone tratte dalla popolazione complessiva. Per esempio,” nei programmi in tv circa il 75 % delle persone con gravi malattie mentali viene presentato come violento (Wahl 1997), nonostante “l’effettivo tasso di violenza fra i malati mentali gravi sia notevolmente inferiore” (Teplin 1985). Non dimentichiamo inoltre che “il cervello è una macchina lenta e spesso, nel tentativo di imitare le macchine veloci, ci fa andare incontro a frustrazioni e affanni” Maffei.
Nell’economia attuale i maggiori gruppi, incluse le tv, hanno un prodotto e un mercato. Il mercato consiste negli affari di altri gruppi, la pubblicità e il prodotto corrisponde all’audience che i produttori di immagini vendono a chi vuol fare pubblicità. Dal punto di vista economico il vero prodotto è costituito dalla gente: gli ascoltatori o i lettori di quotidiani sono il prodotto che deve essere venduto sul mercato ed è quello che serve per fare gli affari. “Per rispondere all’imperativo dell’audience la tv si è sottoposta alla -legge dell’aggiunta di spezie- che servono a far mangiare cibi senza sapore con la conseguenza di togliere ogni valore ai contenuti” Popper. Il “Financial Times” parlava di una “nuova età imperiale”, con sue proprie istituzioni come FMI o il GATT, con un proprio elettorato composto dalle multinazionali e dalle grandi banche. Queste istituzioni si occupano di ciò che si chiama scambio anche se non lo è. Tra gli Stati Uniti e il Messico nel 70% dei casi si hanno trasferimenti di tipo interaziendale, non di libero scambio. E questo succede ormai ovunque. Anni fa si è calcolato che circa il 40 % del economia mondiale consista in transazioni di interne ai grandi gruppi, pianificate a livello centrale.
La statistica consente di elaborare svariati sondaggi, ad esempio nel 2008 apprendevamo che l’80% degli intervistati riteneva la casa la miglior forma di investimento. Per varie ragioni gli italiani erano soddisfatti di tali investimenti in quegli anni vuoi per fattori -per cui molti giovani avevano acquistato- vuoi per la facilità di accesso al credito ect. Tuttavia parte del pubblico può aver recepito o elaborato nella propria mente un semaforo verde per l’acquisto di case, trovandosi poi alle prese con un calo dei prezzi. Comprare male accade spesso nei fenomeni imitativi. Si veniva da una salita dei prezzi partita nel 1998 che induceva invece ad un semaforo rosso se confrontata con i cicli storici.
Uno studio della Bocconi ha dimostrato che esaminando 10000 target price, il 69% si è rivelato sbagliato. Ma saremo sempre attratti dal guru di turno in tv nonostante la nostra razionalità dovrebbe portarci in un’altra direzione per merito dell’ennesima e faticosa elaborazione ponderata di questi studi.
“Un greco al tempo di Pericle o un letterato del tempo di luigi IX non si sarebbero mai serviti di una denominazione specifica per indicare lo stesso fenomeno che noi riusciamo ad isolare nel mondo antico solo perchè possiamo trovarvi somiglianze con quella che oggi definiamo -propaganda-” Ellul. Pisistrato (600-527 A.C.) fu considerato un genio della propaganda. Fu capace di coordinare diversi mezzi di informazione per promuovere un unico messaggio, utilizzò la disinformazione e la notizia falsa come elementi d’azione psicologica. In epoca romana fa la comparsa il manifesto elettorale. A partire dall’annuncio radiofonico dello sbarco degli alieni sulla terra di Orson Welles, la rappresentazione mediatica della realtà non è più garanzia della sua veridicità. dei mezzi di informazione della realtà non è più garanzia della sua veridicità. In età moderna la prima operazione di propaganda promossa in politica avvenne sotto l’amministrazione Wilson nel 1916 in pieno conflitto mondiale con lo slogan” pace senza vittoria”. I mezzi utilizzati furono svariati, per esempio le menzogne sulle atrocità perpetrate dai “barbari”: bambini belgi con le braccia strappate e tutta una serie di cose orrende ancora oggi segnalate nei libri di storia. Gran parte di quelle notizie furono inventate dal Ministero della Propaganda inglese, il cui impegno in quel periodo come da documenti desecretati era quello “di guidare le opinioni di gran parte della popolazione mondiale”. Nel giro di sei mesi si trasformò una popolazione pacifista in un popolo fanatico e guerrafondaio. Fu un grande risultato, il primo di una lunga serie. “La propaganda è per la democrazia quello che il randello è stato per uno stato totalitario” Chomsky. L’uomo è sempre lo stesso: divide et impera. Quando la maggioranza “ignorante e deficiente”, prosegue il nobel, sta insieme può capitare che si faccia venire strane idee. Se invece si tengono gli individui isolati, incollati alla tv, non è interessante se pensano e quello che pensano. “…Ancora di più nella fase attuale in cui gli stati stanno perdendo sempre più sovranità ed i politici devono approcciare gli elettori con nuovi metodi” Salmon.
Libet ha dimostrato, in materia di neuroscienze, che la volontà cosciente di compiere un’azione si manifesta solo dopo l’inizio delle attività cerebrali che presiedono all’esecuzione delle azioni volontarie. Chi ha una laurea in medicina conosce il ruolo che svolge l’ippocampo in queste attività . “Non possiamo assolutamente conoscere (per non parlare di tenere traccia di) l’enorme numero di influenze meccaniche che agiscono sul nostro comportamento, perchè noi abitiamo una macchina straordinariamente complicata. Abbiamo l’idea di avere il controllo su di noi perchè semplifica le cose a nostro beneficio, ma è un’idea distorta della realtà” W. Daniel. Nonostante tutta la sua importanza funzionale, quindi, l’io cosciente non esercita un ruolo decisivo nelle azioni che considera prodotte autonomamente, ma ha solo un compito consultivo. Dinanzi al famoso esperimento coca cola vs pepsi si può dire con Schafer:” ecco dunque il motore del commercio. La corteccia prefrontale mediana ci fa amare ciò che amano gli altri. Riuscire a stimolarla potrebbe quindi essere un obiettivo precipuo di una perfetta campagna pubblicitaria”. Il pensiero invece è discussione, colloquio tra le diverse aree corticali e richiede quella lentezza che è alla base della razionalità e fa emergere la personalità.
Con le neuroscienze cognitive abbiamo compreso come il confine tra ciò che chiamiamo reale e il mondo immaginario e immaginato sia molto meno netto di quanto si potrebbe pensare. “Vedere e immaginare di vedere, agire e immaginare di agire, esprimere un’emozione e immaginarsela, si fondano sull’attivazione di circuiti in parte identici” V. Gallese. Per milioni di uomini e donne oggi il rapporto con la realtà avviene sempre di più attraverso la sua rappresentazione mediatica ribaltando le proporzioni formatesi storicamente a sfavore del virtuale. Oggi è reale solo ciò che i mezzi d’informazione rappresentano. “In metà del mondo la cinepresa non entra il che si traduce in un mondo oscurato, che la tv fa dimenticare” Sartori. Tra le tecniche più note per realizzare la costruzione della realtà vi è l’utilizzo del frame. Molto efficace e sottile in quanto non solo permette un controllo sui contenuti detti ma anche e soprattutto su ciò che non viene detto, stabilendo così un implicita censura.
In tv certe parole sono diffuse in modo massiccio: ansia, bancarotta, catastrofe, crollo, clandestinità, collasso, crimine, crisi , declino, depressione, epidemia, fallimento, naufragio, paura, recessione, terrore, bomba d’acqua ecc. costruiscono giorno dopo giorno il nostro vocabolario. Colonizzano lentamente il nostro immaginario, connettendosi con le personali memorie implicite negative che riattivano, condizionando così la nostra percezione del reale.
Tutti questi effetti combinati portano inevitabilmente ad una radicale riconfigurazione della nostra identità soggettiva e ad una profonda modificazione dei sistemi valoriali, fino a condizionare i comportamenti dei singoli individui.

Chi ha una laurea in psicologia economia statistica politica o medicina ha le stesse difficoltà di elaborazione dell’informazione. Le lauree sono armi leggere di difesa davanti a questa imponente potenza di fuoco; non consentono di conservare integro ciò che siamo nel profondo.
Provate a chiedere a qualcuno, anche se avrebbe poco senso, di ripetere a memoria quanto appreso durante il tg (dall’inflazione al bosone). Innanzitutto non lo farà bene poi lo rielaborerà in parte a modo suo. Nè si potrebbe trovare una qualche utilità nell’esercizio di ricordare i tg del mese precedente. Conviene quindi fare un conteggio delle ore che passiamo giornalmente davanti al video e porsi l’obiettivo di ridurle.
Già B. Placido avvisava che “siamo alla fine del soggetto. La tv non ci dà nessun riconoscimento, nessuna identità, non ci vede, non ci considera…Polifemo non ci guarda se non per mangiarci. Non ci distingue l’uno dall’altro. Pensa solo a divorarci”. La tv produce immagini e cancella i concetti, ma così atrofizza la nostra capacità astraente e con essa la nostra capacità di capire, rincara Sartori. La comunicazione visiva infatti ha la caratteristica della rapidità e può dare la sensazione del vero. Occorre sottolineare che capire e farsi capire è la chiave della salute e che l’empatia è fisiologica: grazie ai neuroni specchio comprendiamo profondamente l’altro in sua presenza mentre la tv ce lo nega. Il modo in cui comunichiamo dà forma alle nostre relazioni e costruisce l’ambiente intorno a noi. “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo” L. Wittgenstein.
Il pensiero rapido porta danni al vivere civile, al contrario del pensiero lento che è più basato sul linguaggio e sulla scrittura. Una circolare d’ufficio trasmette informazioni da conservare, una formula magica suggestioni che emozionano. Una spiega l’ altra evoca. Una chiarisce l’altra si appella all’oscuro eppure usano lo stesso strumento: la parola. Una buona comunicazione è fresca, spontanea , attenta, presente e perfettamente calibrata alla situazione ed a chi si ha davanti.
Rompiamo i vecchi schemi, usciamo dai modelli della tv -famiglia del mulino bianco- e le parole sapranno regalarci relazioni autentiche e benessere.

Sappiamo che la coscienza è un prodotto del cervello, tuttavia la metafora che vede il cervello come un computer è sbagliata. Noi invece siamo natura e cultura, abbiamo la nostra personalità, siamo le storie che con quel computer si possono scrivere. Determinate da molteplici fattori, ma che, grazie alle peculiarità della nostra memoria, lasciano la possibilità di una vera autodeterminazione: in parte conscia, in parte inconscia, ma sempre nostra. Abbiamo la libertà cioè di decidere consapevolmente, senza il bisogno di una laurea, quali azioni compiere e quali evitare: di decidere cioè del nostro destino. Su allora “cambiamo pagina”, da soli, adesso.

Marco Biagioli

Author Marco Biagioli

Marco Biagioli, consulente finanziario e pubblicista, collabora a diverse testate finanziarie. tel 3483856053

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