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”COSA DESIDERA?” – “VORREI DELLA MOTIVAZIONE DI QUALITÀ, GRAZIE!”

By ottobre 3, 2017 No Comments

Perchè la gente fa quel che fa? Ragioni, motivi e scopi sono una specie di “trampolino della motivazione” che spiega il comportamento in vista di un obiettivo da raggiungere. Cerca l’equilibrio delle forze che dona consapevolezza!

“E quindi uscimmo a riveder le stelle” Dante. Allo stesso modo gli àuguri ne traevano profezie e, quando il cielo era coperto, avvertivano insoddisfazione, il bisogno di vederle. De-sidera, ovvero mancanza; un po’ un desiderio, una specie di invito a svuotarsi: fare spazio a qualcosa che è sepolto in noi e fatica ad emergere. “Il vuoto, che concettualmente rischia di essere scambiato per il puro nulla, nei fatti è il serbatoio di infinite possibilità” D.T.Suzuki. Scrive Recalcati citando Lacan: “l’esperienza del desiderio è… perdita di padronanza… di qualcosa che si dà a me stesso come più forte della mia volontà… il desiderio è l’esperienza di uno scivolamento, di un inciampo, di uno sbandamento… di caduta dell’Io”. Secondo H. Po gli uomini hanno paura di abbandonare le loro menti, perchè temono di precipitare nel vuoto senza potersi arrestare. Non sanno che il vuoto non è veramente vuoto, perchè è il regno della Via autentica. “Non so disegnare, non so dipingere e non so scolpire. Le mie cose non le tocco proprio. È il vuoto che mi concentra e mi dà delle idee” M. Cattelan.

F1) Trampolino della motivazione

Ragioni, motivi e scopi sono una specie di “trampolino della motivazione” che spiega il comportamento in vista di un obiettivo da raggiungere.
Fonte: Fotolia

“La motivazione” è un negozio che sta in fondo alla strada dell’umiltà, vi si entra per ricevere proprio il dono che si desidera: quella predisposizione interiore che mette in moto i comportamenti di qualità. Se ne esce con la consapevolezza di poter far bene, da soli, ciò che abbiamo sempre voluto: sapendo che l’agire si è sbloccato.Spesso ci chiediamo perché una persona si comporta in un determinato modo o perché ha fatto una specifica scelta. Rispondere è difficile in quanto si tratta di fare i conti, da un lato con la struttura cognitiva ed emotiva e dall’altro con i diversi processi che si innescano nella mente, nel momento in cui si ricevono degli stimoli dall’esterno e si decide di agire.

F2) La motivazione

La motivazione ”è un negozio che sta in fondo alla strada dell’umiltà, vi si entra per ricevere proprio il dono che si desidera.
Fonte: Fotolia

La motivazione può spiegare cosa ci spinge a fare certe cose e a rifiutarne altre, per esempio: scalare una montagna, impegnarsi nello studio, lavorare più di quanto sia strettamente necessario, desiderare l’ultimo modello di un cellulare. “Chi è più vero: tu quale vedi te stesso, o te stesso quale gli altri ti vedono? Tu, secondo le tue intenzioni e i tuoi motivi, o te stesso quale prodotto delle tue azioni? E poi, comunque, che cosa sono le tue intenzioni e tuoi motivi. E chi è il tu che ha le tue intenzioni” A. L. Huxley.

Parliamo dell’attività che orienta il comportamento dell’individuo, in una determinata direzione, verso determinati oggetti-mete, in seguito all’azione di alcuni stimoli provenienti dall’esterno e sulla base di particolari controlli interni. Può essere conscia o inconscia, semplice o complessa, transitoria o permanente, primaria ossia di natura fisiologica, o secondaria di natura personale o sociale, a cui si aggiungono le motivazioni superiori come gli ideali i modelli esistenziali che l’individuo assume in vista della propria autorealizzazione.

Il termine “motivazione”, motus, indica un movimento, dirigersi verso uno scopo: la dinamica del desiderio implica una spinta, che può essere interpretata come bisogno o pulsione da soddisfare, oppure in senso più profondo, come tensione sostenuta da aspettative, obiettivi, emozioni. “La mancanza di qualcosa che si desidera è una parte indispensabile della felicità” B. Russell. La motivazione è un costrutto multifattoriale, in quanto entrano in gioco diversi aspetti, interrelati ed interagenti tra loro: aspetti emotivi, cognitivi, biologici, psicologici, contestuali, sistemico-relazionali. Tali aspetti sono in relazione e difficilmente isolabili per cui spesso una certa condotta è il risultato di una concatenazione di motivazioni. È difficile studiarla empiricamente perché: esistono problemi di definizione, lo stesso comportamento può riflettere motivi diversi, la stessa motivazione può portare a comportamenti diversi, infine una persona non è necessariamente consapevole del perché delle sue azioni.

Uno dei contributi principali alle teorie sulla motivazione viene da A. Maslow che scrive: ‘‘è vero che l’uomo vive di solo pane, quando non ce n’è. Ma che cosa avviene dei desideri umani, quando c’è abbondanza di pane e quando il ventre è cronicamente pieno? Avviene che subito compaiono altri (e di più alti) bisogni e sono questi a dominare l’organismo invece della fame fisiologica. Quando questi, a loro volta sono soddisfatti, di nuovo nascono altri (e ancora più alti) bisogni, e così via. E’ questo che intendiamo, quando diciamo che i bisogni umani fondamentali sono organizzati in una gerarchia di prepotenza relativa… si svilupperà un nuovo stato di scontentezza e di irrequietezza, se l’individuo non sarà occupato a fare ciò che egli, individualmente, è adatto a fare. Un musico deve fare musica, un pittore deve dipingere, un poeta deve scrivere, per poter essere definitivamente in pace con se stesso. Ciò che uno può essere, deve esserlo. Egli deve essere come la sua natura lo vuole “.

Maslow parte dalla premessa che gli esseri umani hanno dei bisogni e questi appartengono ad una struttura gerarchica nella quale i bisogni basilari soddisfatti non sono più fonte di motivazione e si punta a gratificare quelli superiori. Distingue i bisogni di mancanza dai bisogni di crescita. Individua poi otto livelli di bisogno e li ordina in una gerarchia inserita all’interno di un modello piramidale, secondo un criterio di priorità e di spinta motivazionale. Nella scala dei bisogni di mancanza vi sono i bisogni fisiologici, bisogno di sicurezza, bisogno di appartenenza, bisogno di stima. Nei gradini successivi della piramide, nella scala dei bisogni di crescita, Maslow colloca:bisogni cognitivi, bisogni estetici, bisogno di autorealizzazione, bisogno di trascendenza. “I due giorni più importanti nella tua vita sono il giorno in cui nasci e il giorno in cui scopri il perchè sei nato” M. Twain. Contrario a ogni approccio deterministico, Maslow pone grande fiducia nella natura umana e nelle capacità di ciascuno di elevare la propria condizione: secondo lui, “la soddisfazione crescente dei bisogni porta lo sviluppo dell’individuo a un alto grado di evoluzione della personalità”.

Alderfer, Herzberg, McClelland e gli studiosi delle teorie basate sui bisogni riconoscono all’uomo un ruolo passivo; l’agire come risposta automatica a stimoli provenienti dall’ambiente. Altri come Adams e Vroom riconoscono l’intenzionalità dell’azione umana nella messa in campo di un comportamento, prendono inoltre in considerazione i valori, gli interessi e i motivi. Varie linee di pensiero hanno determinato: modelli biologici, modelli psico-socio-antropologici, modelli istintivisti, modelli psicosociali. I diversi filoni focalizzano ognuno un aspetto diverso della problematica inerente la motivazione, proponendone differenti significati originari che poco si prestano ad una loro riaggregazione sincretica e condivisa, rimanendo inesorabilmente parziali.

La loro metodologia di analisi ha fornito un’interpretazione non esaustiva del fenomeno: “…in particolare, hanno fallito “in eccesso” quei modelli che hanno creduto di poter risolvere il problema della motivazione proponendo liste più o meno lunghe di “motivi fondamentali”, integrate con i motivi acquisiti dall’esterno, ma che non riescono a superare una classificazione di tipo puramente descrittivo; “in difetto” quelli che hanno ricondotto tutte le motivazioni allo schema semplicistico della riduzione ad un solo bisogno fisiologico, primario, capace di dare origine a tutti i motivi secondari attraverso un processo di condizionamento. Questa teoria si rifà necessariamenteal concetto di riflesso condizionato… nell’animale… pertanto è impensabile che possa spiegare la ricchezza e la qualità dei motivi propriamente umani…vale per tutte le teorie così dette ”moniste”, che cioè pongono in una solavariabile l’origine di tutti i motivi…” dal sito www.psicologiadellavoro.org.

Studi più recenti hanno rivalutato la Teoria Mimetica di R. Girard che scriveva: “mi sembra che una teoria del conflitto, basata principalmente sul mimetismo di appropriazione, non ha gli inconvenienti di una teoria basata sulla scarsità (di risorse) o sull’aggressività…”. È una teoria della cultura umana ricca e stimolante, che si fonda sul desiderio mimetico: la tendenza dell’umanità ad imitare i desideri altrui. “Una delle forze trainanti…intrinsecamente né buona né cattiva… che conducono all’identificazione sociale, quindi alla socialità umana e all’intersoggettività” dice Gallese.

“La motivazione batterà quasi sempre il semplice talento” N. R. Augustine. Negli ultimi cinquant’anni gli psicologi hanno studiato la relazione tra spinta individuale e performance individuando una sopravvalutazione dell’importanza del denaro come fattore motivazionale. Infatti quando il reddito e lo status all’interno della gerarchia aziendale è abbastanza elevato, un ulteriore aumento di stipendio non spinge a lavorare di più. Ciò che stimola realmente all’impegno diventa il benessere psicologico e sociale dell’individuo.

L’uomo ha impiegato millenni per adattarsi all’ambiente circostante, oggi è più un maratoneta che un centometrista. Come ricorda P. Trabucchi il suo scatto non gli consentirà mai di raggiungere un’antilope, ma lo farà grazie alla sua resistenza e motivazione. “Tutti, tutti, anche i più profondi e disincantati filosofi moderni, hanno cercato insistemente, pateticamente, il successo. Nietzsche elemosinava la considerazione delle fruttivendole non meno del riconoscimento dei grandi; Schopenhauer, all’Università, invidiava i duecento studenti che affollavano il corso di Hegel quando lui ne aveva cinque” M. A. Rigoni. L’uomo del nostro tempo ha dimenticato la profonda soddisfazione che si riceve nello svolgere bene quanto prefissato, è diventato incostante, si è demoralizzato. “Tutti i peccati sono dei tentativi di colmare dei vuoti” S. Weil. È portato a cercare la causa del fallimento fuori di sè, invece che dentro; non è più allenato alla resilienza, la capacità di far durare la motivazione nel tempo.

È emblematico il caso di A. Agassi che, dopo aver raggiunto il culmine di una carriera che sembrava inarrestabile, ha collezionato numerosi insuccessi ed imboccato un lungo tunnel. Ma proprio qui, con il contributo di A. Robbins,matura la rinascita: la sua personalità riprende quota e si allontana da lui il pensiero della morte. La motivazione, l’energia, la fiducia nelle proprie capacità ricominciano a farsi strada. Recupera determinazione, concentrazione ed in soli due anni risale dai bassifondi fino ai vertici della classifica mondiale. Il tennis appare uno sport in cui si è molto soli, faccia a faccia, contro l’avversario; in realtà la squadra a supporto è fondamentale almeno quanto il tennista perchè la mancanza di sintonia al suo interno determina un calo delle prestazioni sul campo. “Ogni volta che il mondo vede una persona di successo, nota solo la gloria pubblica, e mai i sacrifici fatti in privato per raggiungerla” V. Shah.

F3) Il tennis

Il tennis appare uno sport in cui si è molto soli, faccia a faccia, contro l’avversario; in realtà la squadra a supporto è fondamentale.
Fonte: Fotolia

L’importante dialogo interno del tennista da solo è insufficiente; concentrarsi sulla frase: “non tirare in questo modo o non fare doppio fallo” fa compiere fatalmente gli stessi errori che si vorrebbero evitare. Durante icombattimenti di arti marziali il dialogo interno deve essere totalmente assente, altrimenti dirsi: “ora schivo e attacco con un calcio destro” equivale a prendere due pugni in faccia e non tirare alcun calcio. Ovvero affrontare unariunione ripetendosi “non essere nervoso” o “non pensare ad un elefante rosa” hanno lo stesso effetto sulla mente. La razionalità dell’emisfero sinistro del cervello può essere dannosa in quanto processa, a parità di tempo, molte meno informazioni della controparte creativa che è l’emisfero destro. Lasciar fluire il gioco, concentrarsi sulle debolezze dell’avversario consente alla mente di abbandonare l’errore e pensare al presente: il “ciò che c’è” della mindfulness. Pensare meno ed agire di più, fidarsi con sincerità delle emozioni migliora l’efficacia e lo stato d’animo. “La felicità non è qualcosa di già pronto. Viene dalle vostre azioni” D. Lama.

Nello sport come nel lavoro esistono i “lupi solitari”, figure che si disinteressano al contesto perdendone l’aiuto. Ovvero persone che cercano di dimostrare di essere sempre le migliori o che vivono amaramente la vittoria perchè “si poteva fare meglio”; in questo modo bruciano energie e subiscono lo stress. In realtà non è necessario essere sempre i migliori, ma invece solo migliori dell’avversario del momento; è la focalizzazione sull’obiettivo a dimuire lo stress. Agire per raggiungere la forma poi non è più utile concentrarsi su sé stessi: la mente vuota deve rivolgersi alle percezioni, all’ambiente, ai colleghi al cliente. Nella quotidianità ognuno può provare una “vittoria”, basta iniziare con una passeggiata di due km per farne tre la volta successiva. Agire in questo modo, senza battere alcun avversario, genera autostima in quanto il cervello valuta il risultato in tal modo: “sono migliore di me”, “ho battuto il me stesso di prima”…

“Se vuoi costruire una nave, non devi per prima cosa affaticarti a chiamare la gente a raccogliere la legna e a preparare gli attrezzi; non distribuire i compiti, non organizzare il lavoro. Ma invece prima risveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato. Appena si sarà risvegliata in loro questa sete si metteranno subito al lavoro per costruire la nave” A. De Saint-Exupéry. La consapevolezza della nostra identità fa sviluppare nel migliore dei modi ciò che si desidera.
Dice il Buddha: “se apriamo le mani, possiamo ricevere ogni cosa. Se siamo vuoti, possiamo contenere l’universo”.

Marco Biagioli

Author Marco Biagioli

Marco Biagioli, consulente finanziario e pubblicista, collabora a diverse testate finanziarie. tel 3483856053

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