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Porgi l’altra guancia: non fare guerra a te stesso

By luglio 11, 2014 No Comments

Introspezione o analisi realistica? Conosci te stesso?

La giornata lavorativa è appena finita, si spegne il cellulare e si dimentica tutto buttando nel cestino tuttii “file negativi”. O no? A chi porgo l’altra guancia domani? A mia moglie? All’Ing. Rossi? Al fondo Alpha? A Eva che mi scambia per un parafulmine? Alberto mi dirà ancora: “tengo i BTP”? Il manager evidenzieràche la metà del portafoglio non è assistita?

E allora?
Pseudovalori, false mete, convinzioni intoccabili, rimuginazioni continue, idee fisse creano tragitti contorti e a fondo cieco che intasano la nostra materia grigia; essi sonofonte di infelicità e soffocano il nostro sé. Insieme a ricordi, giudizi, progetti, il passato e l’idea del futuro sono gli scarti del cervello.
Quella illusione che chiamiamo “me stesso” non è nient’altro che un terreno fecondato incessantemente dall’ambiente, dai genitori, dai luoghi comuni, dagli schemi, dalle incertezze che si sono fissati dentro di noi. Piaccia o no, di nostro, di veramente nostro, non c’è proprio nulla.
I nostri amici ci confideranno: “abbi un sano egoismo” ‘la notte porta consiglio’, ‘m’arimbarza’, “te la canti e te la suoni”, “prendi il toro per le corna’. Forse occorre dell’altro.
La maggioranza dei nostri malesseri nasce dall’atteggiamento mentale che abbiamo verso noi stessi. Il cervello, a partire dalle percezioni, ricrea la realtà, la inventa mutando le possibilità in probabilità e le probabilità in fatti.

Dominarci
Lo sguardo concentrato sugli eventi è il male di questo secolo: il mondo esterno ha preso il sopravvento. Hilmann sosteneva che la nostra epoca è quella del supercontrollo. Ma quanto più ci controlliamo quanto più ci imponiamo di essere in un certo modo, tanto più veniamo inondati dall’ansia, la sindrome che rompe gli schemi della ragione, che spazza via la nostra voglia di domarci, di dominarci.

Presenza interiore
Noi adulti pensiamo, pensiamo, pensiamo, dimenticandoci quello che ci hanno insegnato i Saggi di Oriente e di Occidente e i Mistici di tutte le religioni. E cioè che pensare è l’attività più insignificante del cervello, quella energeticamente più scadente, quella che ci illude di essere unici e irripetibili. “Noi guardiamo alla nostra vita passata come auna serie di frammenti, perchè quanto è mancato, fallito civiene incontro per primo, sopravanzando nell’immaginazione quanto compiuto e riuscito” (Goethe). L’uomo che non muta mai la sua opinione è come acqua stagnante ealleva rettili nella mente.
Insomma l’autostima non è rimandabile a domani. Avolte sprechiamo tutta un’esistenza in attesa che accadanocose che poi non capitano. L’anima è inesorabile: non sache farsene dei nostri progetti. A lei interessa il coinvolgimento, la voglia di vivere, la creatività. Ragionare, pensaree progettare sono i suoi veleni.
Pring afferma che “la componente più importante deltrading è quella psicologica”; infatti, a fronte della logicacontrointuitiva dei mercati, la nostra mente è poco attrezzata. Quanto affermato vale anche per la professione delpromotore finanziario laddove il ragionamento e la logicasono utili per rispondere ad esigenze pratiche, ma si rivelano totalmente inadatti a cogliere l’aspetto complesso eglobale di quanto accade dentro di noi. “Ciò che non ha insé né ragione, né misura, non puoi dominarlo con il ragionamento” (Terenzio).
Possiamo illuderci di essere ciò che vogliamo, avere riconoscimenti e successi, vincere il Nobel, ma il buio, quella terra sterminata e senza confini che sta dentro i nostriocchi, ci ricorda inesorabilmente che viviamo sulla superficie di un abisso.
Il vuoto è la sostanza della salvezza, ilsimbolo della rigenerazione. Guai a combatterlo. Nel buioi personaggi che interpretiamo svaniscono in un colpo. Il buio, il vuoto, il nulla: sono metafore di una dimensione ancestrale in cui la vita si ripartorisce. “La mente non habisogno, come un vaso, di essere riempita, ma, come legna da ardere, ha bisogno solo di una scintilla che l’accenda” (Plutarco).
Al ritorno a casa, perciò, o mentre cerchiamo di “distrarci” con i nostri hobbies, la domanda è: “Sei qui? Nelle sinagoghe c’è il suono della campanella, nella tradizione buddista arriva lo schiaffo del maestro, gli attori fanno uncerchio e si ‘passano’ una battuta di mani l’un l’altro. Se non sei qui non sei nell’anima: bisogna ritornare alla presenza interiore, alla consapevolezza di questo preciso momento, senza la quale non esiste niente” (Morelli).

Divina provvidenza: ambito, aspettative, effetti
Se cerchiamo l’origine dei nostri malesseri solo fuori di noi, allora non sappiamo più cosa sia la sapienza innata, che siattiva facendo sguardo sul presente. Si tratta di apprendere l’arte di fidarsi delle proprie risorse interiori, che realizzano il loro punto più alto quando il pensiero si annulla.
L’anima realizza ciò che siamo nella totale impersonalità, nello stato di non sapere; allora irromperà la spontaneità che, come diceva Jung, regala ogni giorno nuovi incontri, nuove sorprese, nuove magie. “L’ultimo passo dellaragione è di riconoscere che ci sono infinite cose che la sorpassano” (Pascal).
Perché il cervello possa fare la propria parte occorreguardare se stessi, sentirsi diventare niente e nessuno.
Quando si manifestano i disturbi si devono fare solo due cose: accoglierli ed osservarli. Percepire senza commentosignifica estrarre dal “piombo” dei pensieri la forza creatrice della coscienza.
Bisogna purificare il cervello e togliere ogni idea di noi stessi che ci siamo costruiti. Sembrerà strano, ma è proprio quell’idea che crea disturbi.
Sono le nostre convinzioni a portarci lontano da noistessi. I grandi uomini e i grandi saggi non affermano mai di conoscere se stessi e manifestano sempre un’insicurezza totale, ma in questa condizione è presente una gioia immensa, perché non decidono: guardano e basta, è molto differente. Scrive Giorello che solo il sorriso di Topolino è capace di “liberare la mente dalla schiavitù della propria mente” (Joyce).
Che cosa c’è di veramente mio nella vita che conduco? C’è qualcosa che accade perché lo voglio? O piuttosto sono vittima di eventi che mi si sono “incrostati” addosso? “L’istante in cui crediamo di aver capito tutto ci conferisce un aspetto di assassini” (Cioran).
Se in ogni cosa che faccio non ci deve mai essere un secondo pensiero, ogni istante è tutto e io non sono nient’altro che l’azione che sto compiendo. Il tutto è qui, il mondo si sta creando adesso. Chuang Tzu sostiene che l’uomo perfetto usa la propria mente come uno specchio, che non si impadronisce di nulla, che non rifiuta nulla: riceve ma non trattiene.
Se domandate a un bambino se si voglia bene, non saprà rispondere. Perchè egli dall’amore si lascia vivere, non lo vuole orientare, e qui sta il segreto della felicità. I nostri bambini vivono in un’altra dimensione dell’anima dove il pensiero è il grande assente. Ci piaccia o no, noi insegnamo loro solo cose morte, naufragate, mentre i piccoli hanno quegli occhi liberi che sono la base di ogni virtù. I bambini non pensano, eppure sanno tutto, vedono tutto. Li giudichiamo con occhi da vecchi, di gente consumata dalla vita, che sa “come va a finire”, ripetendo più o meno le frasi che i nostri genitori dicevano a noi e che, a loro volta, provenivano dai nonni nati nell’800.
L’ipotalamo è la parte del cervello in cui gli “stati mentali”, cioè emozioni, sentimenti, paure, disagi, si trasformano in ormoni: sostanze che modificano l’organismo. Lì ogni nostra convinzione, ogni credenza è capace di generare malattie o guarigioni. Quando la consapevolezza distrugge il ‘file dello stress’ arriva la tranquillità. Non c’è nulla come l’essere soli per sentirsi vivi, a patto però di rispettare alcune regole.
Morelli ha scritto: “Quanto più la nostra mente è silenziosa, tanto più il cervello produce le sostanze del nostro benessere” ed ha sintetizzato alcune considerazioni pratiche.
Non fare buoni propositi, ti orientano sul futuro e, come tali, creano ansia.
Non fare bilanci della tua vita. Ti portano a riflettere sul passato, ti allontanano dalla presenza a te stesso.
Cerca i cattivi pensieri e non ti sorprenderanno. Se non li ostacoli, se ne andranno.
Assentati dalle tue azioni. Mentre fai le cose, guardati semplicemente come fossi uno spettatore. Stai pranzando, stai giocando, ripetiti questa frase: “Io non sono ciò che sto facendo, io non sono quello (Barca dovrebbe pensare: “Io non sono quello che ha parlato con il finto Vendola”, “Guarda che non sono io” (De Gregori).
Sii consapevole. Ogni tanto quando ti vengono inmente i soliti pensieri, ripeti: “Io sono”, “Io vivo”, “la vita scorre in me”. Continua a fare tutto quello che facevi prima,senza sforzo e sei tu. Sì, sei proprio tu.
Il lavoro da fare non è risolvere i problemi, quali che siano, ma affidarli al silenzio, al vuoto e imparare a ragionare con l’anima.

Fonte: INVESTORS´ da TRADERS´ Magazine | Italia | Numero 2 | 2014

Marco Biagioli

Author Marco Biagioli

Marco Biagioli, consulente finanziario e pubblicista, collabora a diverse testate finanziarie. tel 3483856053

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